07/10/21

Ci mancherai, Salvatore

Salvatore Veca aveva la capacità rara di saper cogliere, nella tecnicità dei dibattiti filosofici, gli elementi più vicini alla sensibilità morale. La sua visione della giustizia restituisce forza al movente originario del desiderio di giustizia entro un perimetro di ragionamento rigoroso e sempre aggiornato. Era una persona capace di ascolto come pochissimi altri. Devo a lui di aver potuto pubblicare con Feltrinelli il mio primo libro importante. Porto con me questa frase da "La bellezza e gli oppressi", dove oppone con garbo e con chiarezza due idee di utopia: quella della società perfetta e quella di un'utopia ragionevole. Penso che contenga la sostanza della sua concezione della giustizia. 

"L'utopia ragionevole richiede di perseguire un equilibrio difficile e probabilmente instabile fra gli elementi dell'eguaglianza morale e impersonale e gli elementi della motivazione individuale e personale. Si osservi: se accettiamo questa prospettiva, riconosciamo che ciò che è giusto deve essere possibile, anche se è importante aggiungere una clausola: la nostra comprensione di ciò che è possibile può essere almeno in parte alterata, modificata e modellata da dimostrazioni a proposito di ciò che è giusto" (La bellezza e gli oppressi, p. 119). 

Ci mancherai, Salvatore. 


Roberto Mordacci, Direttore IRCECP e Preside Facoltà di Filosofia, Università Vita-Salute San Raffaele

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