16/08/21

L'Afghanistan e la connivenza dei relativisti (di Roberto Mordacci)

Non c’è dubbio che l’Occidente (chiamiamolo così) ha grandi responsabilità per ciò che sta accadendo in Afghanistan. E, al contempo, che grande preoccupazione e tristezza suscitano le assai probabili restrizioni e violazioni dei diritti umani che il regime talebano imporrà, soprattutto alle donne. Molte di queste ultime hanno avuto, in questi venti anni, la possibilità di studiare, di lavorare, di non subire oppressione e segregazione, di evitare la sorte delle spose bambine, di emanciparsi dal dominio maschile. Tutto questo sta per finire, ci dicono le loro testimonianze. 

Ora, una lezione da questo dobbiamo trarla. Sappiamo tutti che le operazioni in Afghanistan non miravano certo all’emancipazione delle donne. Sarebbe ingenuo o, peggio, ipocrita pensarlo. L’emancipazione è stata un effetto collaterale. Un effetto positivo, nonostante quel che ne pensino i talebani: possiamo o non possiamo dire che l’oppressione delle donne è universalmente ingiusta, ovunque e in qualunque modo si produca (inclusi certi subdoli modi “occidentali”, se volete)? L’oppressione è oggettivamente dal lato del male, è intrinsecamente ingiusta. 

Contestare questo semplice assunto è irragionevole. E sostenere che le donne cui è vietato studiare, lavorare e scegliere se sposarsi non siano oppresse è, al minimo, contraddittorio. Ma allora, la lezione è chiara: i diritti, l’emancipazione, il rispetto non viaggiano con le armi, con lo spirito di vendetta, con il calcolo del vantaggio geopolitico. 

 I diritti si fondano sulla cultura. E la trasformazione di una cultura che contiene elementi di profonda ingiustizia (vale anche per noi) avviene con altra cultura, con il
confronto critico delle tesi, con la dialettica serrata e senza sconti. Non chiamatelo imperialismo culturale. Chiamiamolo “rischiaramento reciproco”, discussione, ricerca della giustizia. L’unico vero nemico, in questo, è il relativismo a buon mercato (i relativisti seri non sono così) di chi chiama l’oppressione “giustizia secondo la loro cultura”. Questo è né più né meno che un’alzata di spalle, un’indifferenza per la giustizia e, di fatto, una connivenza con l’oppressione.

Roberto Mordacci, direttore Reasons for Europe, Preside della Facoltà di Filosofia UniSR

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