28/07/21

Anti-green pass alla deriva anarchica (di Roberto Mordacci)

La disputa sulla certificazione verde (green pass) è ormai endemica. Siccome sono in questione temi che mi stanno a cuore (libertà, democrazia, eguaglianza), mi brucio un frammento di vacanza e provo a ragionare. 

Prima della certificazione, c’era la chiusura (lockdown). Scuole e università chiuse, fabbriche ferme, ristoranti inagibili e tutti in casa. Migliaia di morti al giorno, terapie intensive piene, il sistema sanitario quasi esclusivamente dedicato al COVID e altri morti di malattie che non si è potuto curare. Siamo stati privati di libertà fondamentali per una gravissima emergenza sanitaria. Non avevamo altre armi se non il distanziamento assoluto, la chiusura, l’arresto della vita quotidiana. 

Poi sono arrivati i vaccini. Imperfetti, non definitivi, ma efficaci: riduzione drastica dei contagi, dei ricoveri, delle morti. Non sono stati resi obbligatori (tranne che per gli operatori sanitari). Moltissimi hanno acconsentito al vaccino. Abbiamo riguadagnato alcune delle nostre libertà: la scuola, le tesi in presenza, le imprese al lavoro, persino, con alcune limitazioni, la vita sociale e il tempo libero. Tuttavia, ci dicono i dati e gli esperti, se il virus continua a circolare, i rischi per chi si ammala restano alti, il sistema sanitario in pericolo e l’economia in crisi. 

Occorre incentivare – senza obbligare – la vaccinazione. La certificazione verde ottiene due effetti: riattiva le libertà di chi è in condizioni di sicurezza e incentiva gli indecisi a fare una scelta, ovvero decidere se utilizzare lo strumento a disposizione, ossia il vaccino, oppure non usarlo, assumendosi la responsabilità di non contribuire al recupero della libertà comune e preferendo le restrizioni precedenti. 

È questa la contraddizione fondamentale dei “libertari” anti-certificazione: la loro scelta è quella di tenere in gabbia tutti gli altri, di preferire la chiusura alla possibilità di frequentare ristoranti e palestre, di mettere consapevolmente a repentaglio il prossimo anno scolastico e accademico, di costringere gli studenti a un altro anno di didattica a distanza. È ora di dire che questa è una scelta liberticida, antidemocratica (il bene comune è il fine della democrazia), mostruosamente miope. Se finiremo per non riguadagnare la nostra libertà, sarà perché una minoranza parossisticamente individualista, priva di ogni sensus communis, ha confuso (e negli intellettuali questa confusione è criticabile) l’arbitrio cieco con la libertà della ragionevolezza. Se eleviamo a legge universale la massima libertaria (ognuno come gli pare, senza considerazione per la libertà di ogni altro), cancelliamo la libertà stessa, perché questa ha bisogno di azioni comuni, concordate e coraggiose. Atene non si sarebbe salvata senza la scelta condivisa di combattere insieme il nemico. Una città di anarchici può solo soccombere.

Roberto Mordacci, direttore Reasons for Europe, Preside della Facoltà di Filosofia UniSR

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