08/04/21

Lo schiaffo di Erdogan alle donne e la responsabilità di Charles Michel

È del tutto evidente che la sedia mancante per Ursula von der Leyen all'incontro con Erdogan è una precisa scelta mediatica. 

In un Paese che è appena uscito dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza e gli abusi sulle donne, lasciare la donna Presidente della Commissione Europea prima in piedi e poi a distanza su un divano significa celebrare la validità di un trattamento di inferiorità riservato al genere femminile. 

Significa altresì disprezzare l'Europa e i suoi valori, fra cui essenziale è la parità di genere, sbeffeggiata in mondovisione senza che nemmeno Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo, abbia avuto da ridire: la nota successiva di quest'ultimo, che critica l'accaduto, è del tutto irrilevante, perché in questi frangenti il tempismo è tutto. Michel ha di fatto accettato la discriminazione orchestrata da Erdogan e l'ha benedetta sedendosi comodamente nella poltrona che avrebbe dovuto lasciare a von der Leyen, anzitutto per rispetto e poi per sottolineare che l'Europa non accetta simili soprusi. E invece, si è accomodato senza nessun commento. Il minimo che si possa fare è che si chiedano le dimissioni di un Presidente così poco pronto a cogliere il kairos, il tempo in cui è necessario dimostrare chi si è. Charles Michel non rappresenta l'Europa che vogliamo. 

Ursula von der Leyen ha voluto evitare incidenti e badare alla sostanza dei colloqui, che nascono proprio dalla posizione della Turchia sui diritti delle donne. Ma è rimasta totalmente sola, così come sole sono le donne che in quel Paese lottano per avere il rispetto che è loro dovuto e che l'Europa non ha difeso. 

Ecco il messaggio politico di Erdogan, pienamente riuscito: l'Europa non è in grado di difendere i suoi presunti valori. Bastano una sedia in meno e una spudorata arroganza. C'è solo da sperare che si lotti accanitamente per la sostanza, se la forma qui è stata perduta: che si pretenda dal regime di Erdogan un preciso cambio di rotta sull'eguaglianza dei generi e che non si facciano mai più sconti su temi come questo, fondanti per l'Unione, nei rapporti internazionali con Paesi che intendono negoziare, su qualsiasi argomento, con l'Europa. 

Roberto Mordacci, Direttore di Reasons for Europe

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