23/12/20

Il 2020 tra pandemia e solidarietà

DI ALESSANDRO VOLPE*

Il 20 dicembre si festeggia la Giornata internazionale della solidarietà umana, istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2005, e la celebrazione di quest’anno non può che assumere un significato del tutto particolare. Secondo Google Trend, tra le voci che hanno subìto un picco di ricerche a cavallo tra marzo e aprile del 2020, nel pieno della prima ondata della pandemia da Coronavirus, figura proprio la parola “solidarietà"

È effettivamente difficile individuare un termine più adatto a descrivere la risposta di governi e cittadini di fronte a una crisi che ha messo a nudo la loro originaria vulnerabilità. Non è un caso che il padre della sociologia Émile Durkheim, già a fine Ottocento, indicasse la solidarietà come l’unico collante possibile in una realtà sociale in cui gli individui sono tra loro sempre più interdipendenti e dunque più esposti al rischio. La stessa categoria del contagio sembra essere quella più efficace per spiegare oggi la natura del rischio, altra faccia del vantaggio dell’interconnessione: dai contagi finanziari a quelli virali, passando per la rapida propagazione dei disastri ambientali. In questo scenario, ogni presunzione di autosufficienza (e indifferenza), da parte di singoli Stati e cittadini, non può che risultare uno dei tanti miti del nostro tempo. Così, la pandemia ha messo letteralmente alla prova il significato stesso della solidarietà, rivelandone i caratteri più peculiari.

01/12/20

In libreria "Noi" di Ronald Aronson. Prima uscita della collana "Studi Europei"

Siamo lieti di annunciare la prima uscita della nostra collana editoriale "Studi Europei":

Noi. Far rivivere la speranza sociale, di Ronald Aronson, a cura di Maria Russo (UniSR - IRCECP)

Sinossi del libro:

In un periodo storico caratterizzato dal mito del progresso individuale, Ronald Aronson richiama la nostra attenzione sul concetto e sulle pratiche della speranza sociale, che può costituire la base per la riscoperta della volontà collettiva e di nuove forme di azione politica. Questa tipologia di speranza non si è mai realmente assopita e la ritroviamo oggi in alcuni movimenti come Occupy Wall Street o tra i sostenitori di Bernie Sanders. Per Aronson è però necessario distinguerla dalla mitologia del progresso, secondo la quale la storia sarebbe dominata da un principio intrinseco di crescita e di miglioramento, che non prevede necessariamente l’impegno degli esseri umani a realizzare da soli il loro destino, individuale e collettivo. La speranza sociale deve opporsi a questa immagine illusoria del progresso, come anche alla tendenza contemporanea al cinismo e ai rischi di una individualizzazione della speranza stessa, che la renderebbe incapace di puntare a una vera rivoluzione politica e sociale a livello globale. Ci sono tante false speranze, ma tra queste dobbiamo riscoprire l’unica vera speranza, che è quella di poter dare una risposta collettiva ai problemi che affliggono il mondo contemporaneo.