29/03/20

Coronavirus. I sovranisti gettano la maschera (e la mascherina)

di ALESSANDRO VOLPE

Come se non fossero bastate altre crisi a dimostrarlo, l'attuale emergenza sanitaria mostra la vera anima del sovranismo. Perché, c'è da chiedersi, i principali leader dell'Internazionale sovranista - Trump, Johnson, Salvini, Bolsonaro - hanno avanzato atteggiamenti negazionisti nei confronti del virus fino all'altro ieri?
La risposta più facile e consolatoria è, come sempre, quella psicologica: follia, irresponsabilità, imprudenza.

In realtà, il metodo in questa 'follia' è un atteggiamento ben preciso e condiviso, negli ultimi anni, anche su altri temi 'globali': dall'immigrazione, affrontata unicamente attraverso muri immaginari e blocchi navali al largo, fino al cambiamento climatico, tacciato di essere un complotto globalista o al limite positivamente rivendicato come segno di crescita industriale locale. Il 'globale' è semplicemente negato. 

D'altro canto, questa tendenza essenzialmente negazionista e particolaristica si è presentata come rappresentativa degli interessi del basso contro l'alto. Molto si è scritto, con un certo senso di autocompiacimento anche da parte sovranista, in merito alla presunta "nuova logica" politica del futuro: alto/basso, che sostituirebbe quella tradizionale destra-sinistra. 

Tutte le formazioni sovraniste contemporanee, con buona pace delle teorie à la Laclau-Mouffe, hanno trovato la loro 'configurazione chimica' ideale a destra. Una destra, in verità, poco 'sociale' - come il discorso mainstream ama ripetere - ma prevalentemente alleata con le classi dirigenti nazionali, ancorate a forze produttive nazionali, percepite come vittime dei flussi finanziari globalizzati. 

La logica sottesa a queste forze "nazional-populiste" è invece quella, per l'appunto, dentro/fuori. Questo è talmente visibile nell'emergenza sanitaria odierna, che dovrebbe far riflettere chi, per anni, ha interpretato persino come 'socialistiche' le agende politiche dei principali capi sovranisti.
La grande alleanza che oggi, o almeno fino all'altro ieri per poi inevitabilmente smentirsi, si è mostrata scettica nei confronti di qualunque misura restrittiva per il contenimento del virus, dai leader già menzionati alle associazioni di categoria dei datori di lavoro (in Italia Confindustria in testa), mostra il filo rosso ideologico, oggi dominante in Occidente, che fa del sovranismo soltanto una variante estrema del liberalismo e della difesa - a tutti i costi - dell'egoismo dell'interesse privato contro l'interesse pubblico. 

Per non parlare delle derive 'eugenetiche' immaginate nella Gran Bretagna di Johnson intorno alla teoria dell'immunità di gregge e al strutturale particolarismo del servizio sanitario americano, che manda letteralmente a morte i suoi cittadini senza copertura assicurativa, in una vera e propria selezione naturale del più fortunato.

Dov'è andata a finire, in questo senso, la logica dell'alto-basso tanto rivendicata? E' sotto gli occhi di tutti quanto questa emergenza, come qualunque crisi, minacci proprio quel 'basso' di cui i sovranismi cosiddetti "populistici" si sono fatti bandiera: lavoratori delle fabbriche, cittadini temporaneamente senza salario, soggetti con abitazioni di insufficienti dimensioni per affrontare una quarantena così prolungata, magari con famiglie numerose.

A mancare, drammaticamente, è invece una visione contro-egemonica, che unisca visione internazionale e difesa dell'interesse pubblico e sociale. Quella che un tempo si sarebbe chiamata "solidarietà internazionalistica". In Occidente, almeno
A mancare drammaticamente è l'Europa. E' pressoché inutile ritenere, tuttavia, che se l'Europa non c'è, allora bisognerebbe "far da soli". A questo riguardo, le parole del Papa e di Mattarella, sono felicemente didascaliche. 
L'Europa non è altro che l'orizzonte inevitabile e la soluzione politica di qualunque emergenza transnazionale che ci riguardi da vicino, che possa superare ogni nazionalismo metodologico di sorta (e aggiungerei, superare la sua radice e correlato 'filosofico': l'individualismo metodologico in teoria politica e sociale). 
Il virus non è 'cinese', come ha vergognosamente affermato Trump qualche settimana fa, né frutto di un improbabile complotto che vede i laboratori cinesi fabbricatori di pandemie, secondo quanto postato da Salvini e Meloni sulle loro pagine social. Esattamente come il cambiamento climatico non può riguardare una sola area del pianeta o il migrante che sbarca in un porto è unicamente affare del Paese che lo accoglie.
Il rischio, in un sistema di interdipendenza, è l'altra faccia del vantaggio. 

Insomma, prima ancora di conoscere i nostri amici per la battaglia contro il virus e l'inevitabile prevenzione futura per qualsiasi minaccia analoga, bisognerebbe imparare a conoscere ed escludere una politica, che, mai come in queste ore, si rivela il miglior alleato del nemico.

Alcuni riferimenti:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/25/coronavirus-bolsonaro-negazionista-ma-si-scontra-con-governatori-e-cittadini-brasiliani-e-minaccia-uscita-da-normalita-democratica/5749015/?fbclid=IwAR0Bhcg99UgcR-wdWYBhw03OE4mFKmOU_8flB0C10jRhGpQktDahUFNWzr8

Coronavirus, Johnson crede nell'immunità di gregge e rischia ...www.lastampa.it › topnews › primo-piano › 2020/03/16 › news › coron...

Chiudere tutto, ma due settimane fa Salvini diceva "riaprire ...www.giornalettismo.com › Italia

https://www.ilmessaggero.it/mondo/coronavirus_americana_35mila_dollari_cure-5128676.html?fbclid=IwAR0n33xNItRnwz2YoSAf5bHXHhOPletTHe5ltCaVXZrRLQ5fGS0XcfEIkFM

https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/coronavirus-17enne-muore-negli-usa-negato-il-ricovero-perche-non-aveva-lassicurazione/

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