01/06/20

Regolarizzare gli immigrati in tempi di Coronavirus

L’occasione persa per l’Italia e il modello portoghese 

DI YEELEN BADONA MONTEIRO* 

Fonte: coisp.it
Il 27 marzo il governo portoghese ha annunciato la decisione di garantire diritti di cittadinanza a tutti gli immigrati irregolari, regolarizzando in questo modo quanti in possesso di domande pendenti al 18 marzo, giorno in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza nel paese. La decisione si rivolge anche ai richiedenti asilo. Si tratta di una misura temporanea, la cui validità si estenderà fino al 30 giugno 2020. Le richieste inoltrate alla data di messa in vigore del provvedimento non decadono. Gli sportelli del Servizio Stranieri e Frontiere (Serviço de Estrangeiros e Fronteiras - SEF) dovendo chiudere in ottemperanza alle misure di contenimento dell’epidemia da Coronavirus, riapriranno i battenti il 1° luglio e riprenderanno i processi avviati in precedenza. Pertanto, fino a quel momento il documento di domanda oppure il documento di appuntamento presso il servizio competente fungerà da autorizzazione temporanea, dando accesso a tutti i servizi pubblici, tra cui il Servizio Sanitario Nazionale e le prestazioni di sostegno sociale. I documenti permettono inoltre di poter apporre la firma a contratti di locazione e contratti di lavoro, oppure stipulare l’apertura di un conto bancario.

26/05/20

Epidemia da Agamben: che cosa ha detto (e cosa chiedersi)

DI ALESSANDRO VOLPE*

Tutto è cominciato con un intervento, apparso su Il manifesto, dal titolo eloquente L’invenzione di una epidemia, del 26 febbraio. Presa di posizione piuttosto in voga all'inizio della crisi ("inizio" si fa per dire – il virus era tra noi da ben prima), nel clima di festoso negazionismo che univa gran parte dell'opinione pubblica, dal #milanononsiferma alle sacrosante denunce dell’irrazionale paura nei confronti della comunità cinese in Italia.

In questo articolo, Agamben stigmatizza le prime misure d’emergenza come “frenetiche, irrazionali e del tutto immotivate [...] per una supposta epidemia dovuta al virus corona”. Da qui, il segnale d’allarme dell’utilizzo dello stato d'eccezione “come paradigma normale di governo [...] al quale l’epidemia offre ancora una volta il pretesto ideale” e preparato attraverso il panico collettivo indotto dagli stessi governi “che ora intervengono per soddisfarlo”.
Da questo momento, gli articoli di Agamben sembrano diffondersi, tra le nicchie dei lettori e non solo, alla stessa velocità del virus.

L’11 marzo, nell’intervento Contagio, Agamben rincara la dose, paragonando “le recenti disposizioni” a quelle sul terrorismo dei primi anni 2000: come le prime “trasformano di fatto ogni individuo in un potenziale untore”, quest’ultime “consideravano di fatto e di diritto ogni cittadino come un terrorista in potenza”.
Con le misure d'emergenza, per università e scuole è arrivato il momento che “si chiudano una buona volta" e che si smetta "di riunirsi e di parlare per ragioni politiche o culturali".  

08/05/20

Global cities: outposts of a truly democratic and transnational forum

We are pleased to host the following contribution by Davide Zanoni:

The role of urban landscape in the aftermath of pandemic war

BY DAVIDE ZANONI*

The breakout of COVID-19 has exposed the limits of the European integration process, not only with regards to the impasse in the management of the economic consequences of the epidemiological crisis but, first and foremost, for the national governments’ incapacity to share sensitive information and mimic the best policies and practices, already implemented around the world, to prevent such a virulent attack to collective health. 

There has been, indeed, an every-man-for-himself kind of attitude: while Italian national lockdown was already effective (Italy was the first Western State to witness such a severe outbreak), other countries still hesitated to implement restrictions, wasting precious time. 
On the contrary, South Korea took severe measures to flatten the contamination curve since the beginning applying an innovative testing strategy. But despite appearing to be the key – for its successful response – to tackle the current health crisis, no other government seemed ready or convinced to replicate Korean policies. 

06/05/20

La debolezza delle Regioni

Perché senza unità nazionale non c'è nemmeno Europa

DI PAOLO POLIZZI* E ALESSANDRO VOLPE**

Tra le numerose “patologie pregresse” che hanno reso ancora più drammatico il travaglio italiano nell’emergenza Coronavirus c’è senz’altro l’irrisolto conflitto tra locale e nazionale, regioni e Stato. Un conflitto che, di fatto e de iure, non è nemmeno istituzionalizzato all’interno di un concordato ed equo sistema federale, ma grossolanamente gestito in una perpetua concorrenza di competenze. Non solo il decentramento in materia sanitaria, ma anche il sistema delle ordinanze, hanno mostrato le loro intrinseche fragilità a fronte della pandemia. Il plateale ribellismo delle regioni a cui abbiamo assistito nella transizione verso la fase 2, specialmente quelle a trazione Lega, non è poi che l’ennesimo e evidente segnale della natura essenzialmente politica e, per di più, particolaristica dell’autonomismo regionale in Italia. 

Il problema è che in pericolo, prima ancora dello Stato in quanto tale, è l’idea stessa di Repubblica e di solidarietà nazionale. Fatte salve rare e inascoltate eccezioni, l’ideologia autonomista, in Italia, ha da sempre una configurazione ferocemente antistatale e anticooperativa –– associata all’immancabile retorica contro Roma (elemento simbolicamente non di poco conto, se non per il fatto che Cavour stesso la immaginava come l’unica città in grado di bilanciare le diversità tra Nord e Sud del Paese) –– pur subendo nel corso del tempo una serie di “normalizzazioni” politiche che ne hanno mitigato,  apparentemente, soltanto i toni. 

19/04/20

Il Reddito Universale di Base come risposta al Covid-19?

DI ROBERTO MORDACCI*

La crisi innescata dal Covid-19 ha scatenato un ampio dibattito sugli strumenti finanziari necessari per fronteggiarne gli effetti economici. In Italia, nell’atteso Decreto di aprile si approntano alcune misure di sostegno a chi è più colpito (fra cui il Rem – Reddito di emergenza). Analogamente, in molti paesi europei (e nella stessa Ue) e persino negli Stati Uniti si stanno studiano provvedimenti economici di grande impegno finanziario da conferire non solo alle imprese ma anche direttamente ai cittadini. 

In questo contesto, si torna a parla di una proposta radicale, dai tratti fortemente utopici, che circola ormai da tempo: il Reddito Universale di Base (Universal Basic Income – UBI). L’idea è stata riecheggiata in diverse proposte legislative che non esemplificano precisamente il modello ma ne ricordano in qualche misura lo spirito: il Ministro della sicurezza sociale spagnolo, José Luis Escrivá, ha annunciato un “reddito minimo di sussistenza” che sarà erogato a circa 100.000 famiglie vulnerabili monoreddito; in Germania, al Bundestag è stata discussa una proposta firmata da più di 450.000 cittadini a favore di un reddito universale di base; in Francia, l’UBI era già uno dei punti qualificanti della campagna del candidato socialista alle presidenziali del 2017, Benoit Hamon, il quale ha rilanciato recentemente l’idea in una lettera aperta a Le Monde; nel Regno Unito, alla fine di Marzo, più di 170 membri della Camera dei Comuni hanno proposto un “Emergency Universal Basic Income” (che però è stato rigettato dal Governo); negli Stati Uniti, Trump, in cerca di voti per le presidenziali, ha promesso un “universal basic income” di 1200 dollari ai residenti con meno di 90.000 dollari di reddito, senza però chiarire né i tempi né le condizioni per l’accesso. 

Roberto Mordacci, Reagire alla distopia

Dal blog della Società Italiana di Filosofia Morale (www.blogsifm.org)


16/04/20

Democracy and its values in pandemic’s times

A short set of axiological questions for an inquiry into our future

BY ROBERTA DE MONTICELLI*

1) Remarks on recent events 
An alarming fact about many decision-makers and/or public opinion leaders in this time of crisis has been their apparent inability to subject their communications to the spirit of the axiological principles on which the constitutional charts of liberal democratic countries are based. The principle of democratic sovereignty implies the highest possible degree of transparency, clarity and consistency in the information a government owes to the public, concerning the reasons why a given measure should be suggested or imposed, in view of the public interest. This principle has been significantly neglected by several governments in Europe, where the public has been regarded much more as a mass of irresponsible, spoiled children suffering no rules, than as autonomous rational agents, whose consent must be gained by good reasons. The following analysis aims at highlighting in more detail the axiological sources of a democratic civilization that even the worst emergency should not lead its rulers to neglect. 

A general remark: governments are naturally inclined to prioritize Efficiency over any other value inspiring public policies. This leads many persons today to alarming appraisals of totalitarian regimes such as China’s. However, if the gravity of danger concerning Public Health truly implied putting aside all other axiological principles except Efficiency, there would have been no deaths in China, or considerably less. Now a) the number of deaths appears to be considerably higher than the one officially registered; b) The same choice has been responsible for a violation of Transparency so radical as to have caused, or at least to have fostered, the exponential growth of the contagion locally, and its global spread.