27/09/21

Dopo Merkel, una doppia utopia per la Germania (e per l'Europa)

di ROBERTO MORDACCI e ALESSANDRO VOLPE

Le elezioni tedesche stanno diventando, per importanza e per la loro implicita posta in gioco (specie per l'Italia), delle elezioni americane "in piccolo", di livello continentale. La tornata elettorale appena conclusa desta in queste ore partecipazione, interesse e, se si vuole, una preoccupazione più viva che in passato. E' senz'altro questa la prima considerazione da fare per inquadrarle, complice anche il fatto che si chiude una stagione, o per meglio dire, un'era: quella merkeliana.

Intanto, occorre un bilancio sull'operato della Cancelliera. Angela Merkel ha praticato una forma coraggiosa di pragmatismo - non riducibile a mera Realpolitik - e ha saputo cogliere alcune delle sfide ineludibili di questi 16 anni (la svolta sul nucleare, la crisi siriana, l'allontanamento - pur dopo la dolorosa e fallimentare gestione della crisi greca - dal rigore assoluto finanziario). Tuttavia, non si può dire che la Germania abbia svolto in questi anni un ruolo di traino dell'Europa verso ciò che lo scenario geopolitico e le ripetute crisi economiche e sanitarie richiedono da tempo. L'egemonia tedesca non è stata una leadership e, anzi, l'atteggiamento verso la Grecia e i paesi meno "virtuosi" ha nutrito per anni la propaganda anti-europea dei partiti e dei movimenti nazionalisti, di fatto creando - per contrasto - il fenomeno del sovranismo. Al tempo stesso, non era necessario attendere la crisi afghana per comprendere che l'alleanza strategica con gli Stati Uniti - certo mai in discussione - va completamente ridisegnata e che, come oggi tutti i commentatori riconoscono, non è più rimandabile una politica estera comune e la creazione di una forza di intervento europea. Queste sfide potevano essere colte già dall'era Obama e si sono clamorosamente palesate con Trump e consolidate con Biden. Il silenzio su questo tema geopolitico fondamentale ha pesato molto sulla percezione di una certa irrilevanza dell'Europa nel mondo, accentuando - invece che affrontando - la tendenza alla dispersione degli Stati europei sui differenti scenari globali. 

22/08/21

Modernità, valori, universalismo (Mordacci, De Monticelli)

“La libertà per le donne afghane e iraniane non è una cosa occidentale”, dice Azar Nafisi (autrice di Leggere Lolita a Teheran, 2003) oggi sul Corriere della Sera. Le fa eco Dacia Maraini, con un coraggiosissimo editoriale sullo stesso giornale: “A questo punto è assurdo continuare a parlare di valori occidentali. Quasi che la libertà sia una invenzione dei ricchi bianchi, mentre i popoli poveri amano e reclamano il totalitarismo, il ritorno alle pene corporali tipiche del medioevo (taglio della mano, escissione, lapidazione, taglio della testa, frustate, ecc). Dovremmo una volta per tutte riconoscere e asserire che i diritti civili, ovvero la libertà di parola, di pensiero, di movimento, non sono valori occidentali, ma universali.” Entrambe commentano la crescente reazione - in proteste di piazza, a viso scoperto, con le bandiere in mano - del popolo afghano, e in particolare delle donne, contro il regime talebano, i suoi rastrellamenti, le sue brutali esecuzioni. Queste persone, queste donne, mostrano un coraggio che non si può spiegare con una presunta acquiescenza a “valori occidentali”. 

16/08/21

L'Afghanistan e la connivenza dei relativisti (di Roberto Mordacci)

Non c’è dubbio che l’Occidente (chiamiamolo così) ha grandi responsabilità per ciò che sta accadendo in Afghanistan. E, al contempo, che grande preoccupazione e tristezza suscitano le assai probabili restrizioni e violazioni dei diritti umani che il regime talebano imporrà, soprattutto alle donne. Molte di queste ultime hanno avuto, in questi venti anni, la possibilità di studiare, di lavorare, di non subire oppressione e segregazione, di evitare la sorte delle spose bambine, di emanciparsi dal dominio maschile. Tutto questo sta per finire, ci dicono le loro testimonianze. 

Ora, una lezione da questo dobbiamo trarla. Sappiamo tutti che le operazioni in Afghanistan non miravano certo all’emancipazione delle donne. Sarebbe ingenuo o, peggio, ipocrita pensarlo. L’emancipazione è stata un effetto collaterale. Un effetto positivo, nonostante quel che ne pensino i talebani: possiamo o non possiamo dire che l’oppressione delle donne è universalmente ingiusta, ovunque e in qualunque modo si produca (inclusi certi subdoli modi “occidentali”, se volete)? L’oppressione è oggettivamente dal lato del male, è intrinsecamente ingiusta. 

28/07/21

Anti-green pass alla deriva anarchica (di Roberto Mordacci)

La disputa sulla certificazione verde (green pass) è ormai endemica. Siccome sono in questione temi che mi stanno a cuore (libertà, democrazia, eguaglianza), mi brucio un frammento di vacanza e provo a ragionare. 

Prima della certificazione, c’era la chiusura (lockdown). Scuole e università chiuse, fabbriche ferme, ristoranti inagibili e tutti in casa. Migliaia di morti al giorno, terapie intensive piene, il sistema sanitario quasi esclusivamente dedicato al COVID e altri morti di malattie che non si è potuto curare. Siamo stati privati di libertà fondamentali per una gravissima emergenza sanitaria. Non avevamo altre armi se non il distanziamento assoluto, la chiusura, l’arresto della vita quotidiana. 

05/07/21

LGBT+ e geopolitica: l’atlantismo dei diritti

DI ALESSIO SALVIATO*

Il mese di giugno è stato un mese caldo per due ragioni: il viaggio di Biden in Europa e le manifestazioni in tutto il mondo per celebrare il “gay pride”. C’è un filo sottile che lega questi due eventi e chiede di essere dipanato, seppur brevemente, per argomentare contro i critici dell’atlantismo rinnovato o contro chi vorrebbe svincolarsi definitivamente dal patto atlantico. La cartina qui sotto mostra la situazione mondiale e aggiornata sui diritti della comunità LGBT+, sulla base di diversi fattori, tra cui diritti umani e civili quali: il matrimonio egualitario o altri tipi di unioni, l’omogenitorialità, leggi contro i crimini d’odio, riconoscimento del transessualismo, possibilità di adozione, etc. 

Tutele e riconoscimenti legali per coppie omosessuali

     Matrimonio egualitario

     Altri tipi di unioni civili (o coabitazioni registrate)

     Riconoscimento dei matrimoni celebrati all'estero

     Riconosciuti i matrimoni omosessuali negli altri stati, ma limitato

     Nessun riconoscimento per le coppie di persone dello stesso sesso

Pratiche omosessuali illegali o altre restrizioni

     La legge limita la libertà di espressione e associazione

     Punizione minima, non applicata in pratica

     Illecito penale

     Imprigionamento a vita (condanna all'ergastolo)

     Pena di morte


24/05/21

Evento UniSR-Triennale Milano: 26 maggio

Mercoledì  26 maggio alle 18.30 al Giardino di Triennale verrà inaugurata la partnership tra UniSR e Triennale Milano.


L'evento è intitolato Katà métron. Dello spazio e della proporzionenel contesto di Triennale Estate. Interverranno il Presidente di Triennale Milano Stefano Boeri, il Preside della Facoltà di Filosofia UniSR Roberto Mordacci e la prof.ssa Francesca Pola, docente del nostro nuovo Corso di Laurea magistrale in Teoria e storia delle arti e dell'immagine. 

La discussione si concentrerà sul rapporto tra arte, architettura, filosofia, prendendo spunto dal 70mo anniversario degli interventi artistici di Lucio Fontana per l’atrio e lo scalone del Palazzo dell’Arte in occasione della IX Triennale.

08/04/21

Lo schiaffo di Erdogan alle donne e la responsabilità di Charles Michel

È del tutto evidente che la sedia mancante per Ursula von der Leyen all'incontro con Erdogan è una precisa scelta mediatica. 

In un Paese che è appena uscito dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza e gli abusi sulle donne, lasciare la donna Presidente della Commissione Europea prima in piedi e poi a distanza su un divano significa celebrare la validità di un trattamento di inferiorità riservato al genere femminile. 

Significa altresì disprezzare l'Europa e i suoi valori, fra cui essenziale è la parità di genere, sbeffeggiata in mondovisione senza che nemmeno Charles Michel, Presidente del Consiglio Europeo, abbia avuto da ridire: la nota successiva di quest'ultimo, che critica l'accaduto, è del tutto irrilevante, perché in questi frangenti il tempismo è tutto. Michel ha di fatto accettato la discriminazione orchestrata da Erdogan e l'ha benedetta sedendosi comodamente nella poltrona che avrebbe dovuto lasciare a von der Leyen, anzitutto per rispetto e poi per sottolineare che l'Europa non accetta simili soprusi. E invece, si è accomodato senza nessun commento. Il minimo che si possa fare è che si chiedano le dimissioni di un Presidente così poco pronto a cogliere il kairos, il tempo in cui è necessario dimostrare chi si è. Charles Michel non rappresenta l'Europa che vogliamo.